Percezioni - Aikido a Bologna

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Percezioni

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I nostri movimenti rivelano chi siamo e come vogliamo interagire con il mondo esterno: la chiarezza del messaggio viene però alterata dalla visione di colui che percepisce. Le percezioni sono risposte condizionate, proprio come gli schemi di movimento, e influenzano il modo in cui vediano e interpretiamo le opportunità e i confronti con il mondo esterno, come anche il modo in cui vediamo noi stessi all'interno di quest'ultimo.
Immaginate due allievi che conversano nel mezzo di un passaggio piuttosto stretto. Voi passate in mezzo a loro, agirando abilmente l'ostacolo rappresentato dalla loro presenza. Per voi non è accaduto nulla: eppure quando siete passati, uno dei due si è voltato verso di voi scusandosi per aver bloccato il passaggio, e voi avete risposto con un sorriso perchè non c'era nulla di cui scusarsi, perchè non avete pensato a lui come un ostacolo. 
Siete sul tatami e sopra di voi c'è un ventilatore con quattro pale. Non si nota molto perchè i suoi effetti, a distanza, sono impercettibili. Guardatelo e osservate la forma indistinta delle pale che girano: è proprio il modo in cui vi aspettate di veder funzionare un ventilatore. Ed è proprio così che vi ponete in rapporto con la cosa esterna. Ma quel ventilatore non sta cercando di disturbarvi, ma vi da l'occasione di poterlo vedere in un altro modo, se riuscite a modificare la vostra percezione. All'interno della sagoma indistinta vi sono quattro pale: individuatene una, fissate gli occhi su di essa e lasciate che la seguano. Riuscite a distinguerla tra le altre pale? Riuscite a trasformare quella forma indistinta in un movimento più lento, servendovi di una nuova percezione del ventilatore e della vostra interazione con esso?
La percezione è interazione: ciò che impegniamo in essa determinerà il genere di informazioni che riceveremo.
Se le percezioni rappresentano schemi condizionati di comportamento, allora il cambiamento della vostra visione del mondo ci fornirà un mezzo per imparare ad agire diversamente: ma perchè dovremmo voler cambiare il modo di percepire?
Uke porta una serie di attacchi imprevedibili: è un esercizio individuale a stile libero, nel quale dovete essere pronti a reagire all'inaspettato. Se reagite istintivamente per proteggervi, le braccia scattano in alto per allontanare un colpo laterale alla testa. L'impeto del movimento crea un urto tra Uke e Tori e gli avambracci che proteggono: non è questione di armonizzazione controllata , ma di un colpo come reazione per difendersi. La tecnica viene sconfitta dalla percezione della necessità immediata. Un altro colpo arriva al ventre. La velocità di Uke vi coglie impreparati: le spalle si alzano troppo, sollevando il centro in modo inopportuno; riuscite a sfuggire a scapito del controllo della ricezione e della tecnica. Ancora Uke porta un altro atemi.  Poi Uke rallenta gli attacchi per darvi l'occasione di riprendervi e ritentare. Questa volta il colpo alla testa lo vedete bene e reagite con una tecnica. Eludete anche il secondo attacco. Ma il terzo è scattante rapido e improvviso. La vostra percezione è stata ingannata dal diverso approccio di attacco di Uke. 
Come la pala del ventilatore, modificate la percezione del tempo: fate sì che i momenti dell'attacco si sviluppino come singole inquadrature di un film. Ricordate che nella percezione esiste un fattore concomitante attivo: il tipo di informazione ricevuta dipende dal coinvolgimento del percipiente nell'atto di partecipazione.
Se la visione è falsata dalle nostre aspettative, come possiamo essere pronti a entrare in modo aperto in una interazione? E cosa vogliamo ottenere, ricevendo apertamente? La verità: in quanto interazione vissuta e sperimentata tra percipiente e percepito, e che richiede attenzione, impegno e decisione nel contesto dell'esperienza del movimento. 
Non trascurate la percezione.

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