Il Dojo è piccolo - Aikido a Bologna

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Il Dojo è piccolo

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IL DOJO E’ PICCOLO
Il dojo è piccolo.

E’ la comune frase che sento da diverso tempo dalla gente che frequenta il nostro posto e dalle persone che incuriosite vengono a vedere su cosa mai di così tanto bizzarro si faccia sui quei materassini di colore blu.
All’inizio  ci cascai anch’io in questi pensieri, e fu il confronto che mi confuse: venivo da un dojo più grande e il cambiamento trasse in inganno le mie percezioni.
Poi mi sono fermato a riflettere.
Ho ripercorso la mia vita di aikidoka dall’inizio, pensando alle situazioni strane che mi sono capitate in questa mia vita parallela. E soprattutto a tutto ciò che avevo accettato, interiorizzato e digerito, pur di continuare la strada scelta.
Mi sono rivisto nel dojo dove iniziai a imparare a “camminare” con l’aikido: una struttura fatiscente, una sola doccia (il più delle volte con acqua fredda), niente riscaldamento se non una vecchia stufa a legna i cui tepori si sentivano solo ad allenamento concluso. Un tatami duro come il legno. Allenamento alle 6.30 di mattina in inverno. Tanto freddo, il corpo ancora indolenzito dall’allenamento della sera prima, le articolazioni che non volevano sentir ragioni per muoversi. Alle 8,00 si terminava. E mi sentivo carico come una molla, forte come un leone.
Poi  cambiai.
Il dojo questa volta era ancora più piccolo con due colonne al centro della sala. La presi come una forma di allenamento particolare per sviluppare i sensi, perché quando cadevo dovevo prestare attenzione a non scontrarmi contro i due piloni di cemento armato. Non sempre andò bene, perché con una caduta un po’ più azzardata andai ad “abbracciare” una colonna con conseguente lesione del menisco. Ma continuai ad allenarmi assiduamente.
Il terzo dojo che frequentai in questo percorso di aikidoka non mi sembrava vero. Quasi duecento metri quadri, con il tatami a colori rosso e verde, spettacolare. Un sogno.
Cambiai ancora, e questa volta andò peggio, la sala con le colonne e un tatami un po’ “sgonfio”. Quindi di nuovo in un dojo più grande, fino ad arrivare in via Vittoria a Bologna, nell’attuale dojo, più piccolo ma confortevole.
La mia esperienza è lunga e sono testimone di tanti cambiamenti succeduti nel tempo.
Facevo uno stage (week end) quasi ogni settimana. Molto spesso si partiva presto al mattino, con i treni locali perché i soldi erano pochi, si mangiavano panini portati da casa, e si dormiva nel dojo col sacco a pelo,  con odori di tutti i tipi. La sveglia era alle 6.30 e ci si lavava nel bagno del dojo, con il sapone che portavo da casa. Mai dimenticarsi di portare la carta igienica o “erano dolori”.
In questi attimi di ricordi che velocemente scorrono davanti ai miei occhi , e che sono comuni a tutti coloro che praticano aikido da tanti anni, una sola cosa mi faceva e mi fa continuare: la passione.
Cos’è la passione?
E’ la volontà di andare avanti con la voglia di scoprire, e proseguire con determinazione verso le nuove  conoscenze, con energia, al di la delle regole, camminando su un filo sottile, anche contro corrente, per vincere la sfida di trasformare l’illusione in realtà.
La passione è energia. La passione non ha barriere.
Tutti coloro che metteranno passione in ciò che fanno e che la faranno scorrere nelle proprie vene, non vedranno più il dojo piccolo o grande, con colonne o senza, se lontano o vicino, se buio o illuminato, se bello o brutto.
Vedranno solo un luogo dove le persone che entrano si spogliano dei loro pensieri per riempirsi la mente e il corpo di energia.  L’energia dell’Aikido.
Claudio

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